Alla festa della Mercè non potevano mancare i castell, piramidi umane composte da decine di persone.
Vi assicuriamo che vederli da vicino mentre si arrampicano gli uni sugli altri è molto emozionante.
Gli ultimi a salire sono due bambini che si scavalcano tra loro e alzano il braccio per indicare il punto più alto raggiunto.
Secondo noi questo sforzo collettivo può essere un simbolo del forte spirito di gruppo che caratterizza il popolo catalano, realizzare una torre umana significa avere fiducia in chi ti regge e sentirsi parte integrante di una squadra.
Qui sotto foto e filmato ripresi con una digitale Ixus 85 IS il 24 settembre 2008.
Barcellona celebra il giorno del Corpus Christi con il tradizionale "uovo che balla".
Si tratta di una tradizione medievale dall’origine incerta.
Molte sono le leggende, alcune dicono che provenga dall’Italia, altre che sia un simbolo della pienezza della primavera e della fecondità della vita che rinasce.
Di sicuro c’è un libro dei conti della Cattedrale che, in epoca medievale appunto, registra l’acquisto di una partita di uova da sistemare sul getto della fontana del chiostro, proprio il giorno del Corpus.
La tradizione consiste nel sistemare un uovo in equilibrio sullo zampillo di una fontana tutta addobbata con fiori e ciliege di stagione.
L’uovo ha infine una stretta relazione con le oche che ancora oggi si aggirano all’ombra del chiostro.
Avevo qualche foto dei patchwork di Gaudì, le ho miscelate con Photostory 3 per windows, un programma gratuito (ebbene si, anche la Microsoft offre programmi).
Il programma è talmente semplice che bastano pochi clic per avere una sequenza di immagini che scorrono come un film.
La prima immagine mostra il tetto ondulato della casa Batllò, le altre foto le ho scattate in giro per il Parco Güell.
A T T E N Z I O N E ! Questo post è stato scritto in Agosto 2007, da allora sono trascorsi 15 mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.
Ieri abbiamo giocato a lungo a Monopoli con la simpaticissima Famiglia Prato, eccoli qui:
A T T E N Z I O N E ! Questo post è stato scritto in Agosto 2007, da allora sono trascorsi 16 mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.
A nord di Grenoble, in val d’Isere, si trova il massiccio della Chartreuseda cui prende il nome la famosa Grande Chartreuse.
Dopo aver apprezzato il bellissimo documentario “Il grande silenzio” diretto da Philip Gröning nel 2004, abbiamo voluto visitare di persona questo luogo nascosto tra i monti.
A T T E N Z I O N E ! Questo post è stato scritto in Agosto 2007, da allora sono trascorsi 17 mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.
A T T E N Z I O N E ! Questo post è stato scritto in Luglio 2007, da allora sono trascorsi 17 mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.
Di ritorno dall’Austria una breve sosta a Padova, città ricca di angoli suggestivi che ospita la Cappella degli Scrovegni, capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo, è considerato il ciclo più completo di affreschi realizzato dal grande maestro toscano nella sua maturità. Colore e luce, poesia e pathos.
L’uomo e Dio.
Il senso della natura e della storia, il senso di umanità e di fede fusi assieme per narrare in un modo unico, irripetibile le storie della Madonna e di Cristo. Giotto termina gli affreschi della Cappella entro i primi mesi del 1306.
In questa data “...la cappella presenta un’architettura molto semplice: un’aula rettangolare con volta a botte, un’elegante trifora gotica in facciata, alte e strette finestre sulla parete sud, un’abside poligonale poi sopraelevata per la cella campanaria“.
Il ciclo pittorico della Cappella è sviluppato in tre temi principali: gli episodi della vita di Gioacchino e Anna (riquadri 1-6), gli episodi della vita di Maria (riquadri 7-13) e gli episodi della vita e morte di Cristo.
In basso a questi affreschi, una serie di riquadri illustra le allegorie dei Vizi e delle Virtù.