mag 10 2010
La geometria di Gaudì
Joan Bassegoda è un architetto di Barcellona, ha 80 anni ed appartiene ad una famiglia di architetti da 4 generazioni. Suo nonno era compagno di classe di Antoni Gaudì.
E’ stato presidente dell’associazione Amics de Gaudì, professore di Storia dell’Architettura e Urbanistica, Giardinaggio e Paesaggio nella Scuola di Architettura, direttore della Reale Cattedra Gaudì.
E’ uno dei maggiori specialisti e divulgatori dell’opera di Gaudì, ha scritto molte opere a riguardo e si è occupato di vari restauri delle opere del famoso architetto catalano.
Lo scorso 6 maggio i miei alunni hanno ascoltato, incantati, una sua breve conferenza intitolata “La natura è il mio maestro, la geometria di Gaudì”.
Abbiamo quindi capito che la principale fonte di ispirazione di Antoni Gaudì era la natura con le sue curve, non tanto la geometria di Platone che vedeva abbinamenti improbabili tra i poliedri regolari e gli elementi: acqua, fuoco, aria, terra ed etere.
Antoni Gaudì
L’uomo si sente in armonia quando è circondato da elementi naturali, nel bosco gli alberi hanno linee piacevoli e funzionali. Il nostro stesso corpo contiene parabole ed iperboli, ad esempio osserviamo come le nostre dita si raccordano tra loro.
Gaudà diceva che il femore è una magnifica colonna, che permette di camminare: se Dio avesse voluto fare questa colonna in una forma dorica, ionica o corinzia, l’avrebbe fatta. Invece l’ha fatta nella forma di un iperboloide, perché funziona meglio! E con questa forma ha disegnato le colonne della facciata della Passione nella Sagrada Familia.
Anche per le colonne inclinate offre una spiegazione convincente, quando ci appoggiamo ad un pastone per riposare non lo teniamo verticale, ma leggermente obliquo.
Normalmente gli architetti si rifanno alla geometria del compasso e della squadra, quella euclidea dei triangoli, dei cerchi, delle linee rette, verticali e perpendicolari. Gaudì osserva che la natura non ama questa geometria, ma riproduce curve più complesse come il paraboloide iperbolico, l’iperboloide, il conoide e l’elicoide.
Per i suoi progetti, l’architetto di Dio preferisce la catenaria, una curva descritta da una corda o catena appesa agli estremi. Nel suo laboratorio, ricostruito in una sala adiacente alla Sagrada Familia, vediamo i suoi modellini costruiti proprio con catene appese che poi venivano riprodotte e ribaltate a testa in giù.
Se volete approfondire ulteriormente la geometria e la matematica di Gaudì, visitate queste pagine: Matematica a Barcellona, Io ho immaginazione, non fantasia.
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