ott 30 2008

Un camion carico di spranghe, è il "metodo Cossiga"

Tag: Notizie, Politica, scuola Daniele @ 10:49

Caschi, passamontagna e bastoni. E quando passa Cossiga
un anziano docente urla: “Contento ora?”

Un camion carico di spranghe
e in piazza Navona è stato il caos

La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE

spranghe

Gli scontri di ieri a Roma

AVEVA l’aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c’era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. “Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane” sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un’onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.
Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.
Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano “Duce, duce”. “La scuola è bonificata”. Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un’altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!” dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti“. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’è un’insurrezione del drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”. La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire”.
Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: “Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra“. Monica, studentessa di Roma Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?“. “Lo vede come rispondono?” mi dice Laura, di Economia. “Vogliono fare passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”. La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov’è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l’avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. “È contento, eh?” gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all’ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì”.
È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un’azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. “Lei dove va?”. Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: “Non li abbiamo notati“.
Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: “Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!“. L’altro risponde: “Allora si va in piazza a proteggere i nostri?“. “Sì, ma non subito”. Passa il vice questore: “Poche chiacchiere, giù le visiere!”. Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.
Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s’affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l’assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s’avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell’Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.
A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all’occupazione, s’aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. “Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, il giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”.
(30 ottobre 2008)

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ott 29 2008

La polizia ignorava i violenti, testimonianza in diretta

Tag: Audio, Notizie, Politica Daniele @ 22:39

Dopo l’intervista all’ex presidente Cossiga, ecco i primi eventi.

Curzio Maltese: “La polizia ignorava i violenti”
Ho visto cose che mi imbarazzano … questo gruppo di non studenti, sono neonaziti, non so come chiamarli … dopo avere picchiato per strada alcuni ragazzi sono arrivati qua, non voglio dire scortati, ma ignorati dalla polizia, hanno cominciato a picchiare studenti gridando “Duce, Duce”… Gli incidenti sono stati provocati ad arte … la polizia ha sistematicamente usato, manganellato gli studenti senza armi e ignorato gli altri e alla fine qualcuno è stato fermato… La scena mi ha ricordato per certi versi i brutti momenti del G8 … spero sia un errore dei funzionari chiamati a proteggere questo pezzo di città”

Da Repubblica

Ascolta l’audio qui sotto:

Standard Podcast (MP3): Play Now | Play in Popup | Download

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ott 29 2008

Comandare e governare non sono sinomini

Tag: Notizie, Politica Daniele @ 20:21

Convinto che i verbi comandare e governare siano sinonimi, il premier continua pensare che per cambiare il Paese sia sufficiente la forza della sua maggioranza. Il suo modello, lo ha detto più volte, è Margaret Thatcher, il primo ministro inglese che nei primi anni ‘80 fece ripartire l’economia del Regno Unito, grazie a un cura da cavallo basata su tagli allo stato sociale e liberalizzazioni. Berlusconi però non è la Thatcher, l’Italia non è l’Inghilterra (dove sono le liberalizzazioni, dov’è il sussidio di disoccupazione?) e soprattutto gli studenti, i genitori e i professori che in queste ore affollano le piazze, non sono i minatori inglesi che nel 1984 furono sconfitti dopo 12 mesi di sciopero.
La scuola e l’università, a differenza delle miniere, rappresentano il cuore pulsante dello Stato. E se una riforma e un intervento duro per eliminare sprechi e inefficienze sono necessari, è chiaro che la strategia dei tagli a pioggia e non mirati è destinata semplicemente ad imballare un sistema che già oggi funziona poco.
Anche nella maggioranza, alla fine, in molti se ne stanno rendendo conto. Solo che non lo possono dire. Berlusconi odia le sconfitte e ritirare il decreto Gelmini per lui sarebbe stato come replicare l’incubo dell’estate del 1994, quando la riforma delle pensioni varata dal suo primo governo fu messa nel cassetto, di fronte alle proteste dei sindacati, solo poche ore dopo essere stata proposta.
Così il Cavaliere tenta di correre ai ripari continuando a far la faccia feroce e blindando ancor più il suo potere. Promette l’ennesima legge-grida manzoniana per perseguire penalmente chi imbratta i muri; assiste compiaciuto ai primi tafferugli tra gli studenti di Forza Nuova e quelli anti-fascisti che gli permetteranno di dire «avevo ragione, in strada sono scesi i facinorosi»; insiste per ottenere una modifica delle norme elettorali per le europee che gli consentano di mandare anche a Strasburgo parlamentari nominati e non eletti dai cittadini; avanza l’idea di fare di Mara Carfagna la portavoce unica del governo. Insomma si agita per trovare una via d’uscita, mentre la recessione comincia fare sentire il suo peso anche in Italia.
È una strategia pericolosa. Per il Paese e, paradossalmente, anche per il suo governo. Tutte queste scelte sono infatti destinate a riportare in auge il tema della Casta, di cui ormai il premier rischia di diventare l’esponente principale.
Nel momento in cui si chiede ai cittadini di stringere la cinghia, trattarli anche come sudditi non è una buona idea. Le domande che prima o poi tutti cominceranno a farsi sono evidenti: punire chi sporca i muri va bene, ma come la mettiamo con i responsabili della crisi e dei disastri finanziari? E poi, perché devono rappresentarci solo persone scelte direttamente dal capo? Perché deve fare carriera nel governo una signorina che fino a quattro anni fa era una soubrette e posava nuda nei calendari? Tutto questo ha a che fare con la meritocrazia (che viene oggi invocata a sproposito per giustificare i tagli indiscriminati nella scuola) o piuttosto bisogna cominciare a ragionare sull’oligarchia? E ancora: ma i sacrifici ce li può davvero chiedere uno degli uomini più ricchi del mondo?
Si tratta di interrogativi pericolosi, soprattutto perché a porseli per primi sono gli uomini e le donne del mondo della scuola. Gente informata e che si informa. Gente che è in grado di informare gli altri. Potenzialmente, insomma, una valanga. Per questo Berlusconi continua a gettare benzina sul fuoco, sperando che le proteste sfocino nella violenza. Solo di fronte a problemi di ordine pubblico riuscirà a tener salda l’alleanza con la lega.
Agli uomini di Bossi il Cavaliere ha promesso il federalismo, ma gli eventi di queste settimane hanno messo questa riforma in secondo piano. Tra i leghisti però il malumore cresce. Già ora i parlamentari del carroccio hanno difficoltà a spiegare ai sindaci dei piccoli comuni del nord che, a causa dell’accoppiata Gelmini-Tremonti, molte delle loro scuole verranno chiuse. Domani sarà il turno delle giustificazioni davanti agli elettori. Chi vota lega, dopo aver visto per mesi il proprio movimento chinare la testa di fronte ai voleri del capo, almeno un risultato vorrebbe portarselo a casa. Ma il federalismo è lontano, mentre le elezioni europee (primo banco di prova della maggioranza) sono sempre più vicine.
(Vignetta di Natangelo)

Fuori controllo - Peter Gomez - Voglio Scendere


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ott 29 2008

Quale dialogo? Il Decreto sulla scuola è Legge!

Tag: Notizie, scuola Daniele @ 11:59

Discorso di Piero Calamandrei,
11 febbraio 1950

Quello che sta accadendo è stato previsto sessant’anni orsono.
Qui sotto il discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN),
Roma 11 febbraio 1950
[Pubblicato in Scuola democratica, periodico di battaglia per una nuova scuola, Roma, iv, suppl. al n. 2 del 20 marzo 1950, pp. 1-5]

Cari colleghi,

Noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università [...]. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po’ vero ed è stato detto stamane. Ma non è tutto qui, c’è qualche cosa di più alto. Questa nostra riunione non si deve immiserire in una polemica fra clericali ed anticlericali. Senza dire, poi, che si difende quello che abbiamo. Ora, siete proprio sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l’art. 7? Ma lasciamo fare, andiamo oltre. Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà [...].

Articolo completo: “Quale dialogo? Il Decreto sulla scuola è Legge!”


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ott 28 2008

Spinta di Archimede

Tag: Scienze, applet, scuola Daniele @ 18:58



Un utile modello interattivo per verificare le proprie conoscenze del principio di Archimede, della spinta idrostatica, dell’uso di un dinamometro.

Come usare questa applet

  • quest’applet permette di visualizzare graficamente e numericamente l’effetto della spinta di Archimede su un corpo con caratteristiche note immerso in un fluido, anch’esso con caratteristiche note;
  • sulla sinistra (sfondo giallo) viene visualizzata la simulazione pratica dell’esperienza:
    • un oggetto a forma di parallelepipedo è sospeso ad un dinamometro;
    • all’utente viene consentito di muovere il dinamometro per far immergere/far emergere il corpo dal fluido;
    • il fondoscala del dinamometro può essere regolato dall’utente;
  • sulla parte destra (sfondo verde) vengono mostrati i parametri numerici dell’esperienza:
    • i primi quattro parametri (modificabili direttamente dall’utente) identificano le caratteristiche fisiche dell’oggetto sospeso e del fluido;
    • “profondità” indica la profondità raggiunta dall’oggetto nel fluido;
    • il “volume spostato” indica la quantità (in volume) di fluido che lascia il posto all’oggetto; è, ovviamente, anche il volume immerso dell’oggetto;
    • “spinta” indica il valore della spinta di Archimede con i dati impostati;
    • “peso del corpo” indica la lettura del dinamometro quando è sospeso in aria;
    • “forza al dinamometro” indica la lettura al dinamometro sia fuori che dentro il fluido;
  • il fondoscala del dinamometro è impostabile selezionandolo dall’omonima voce;
  • per immergere l’oggetto nel fluido fateci sopra un click col mouse e, senza rilasciare il pulsante, spostatelo in basso; analoga operazione occorre per farlo emergere;

Original applet © 1998 by Walter Fendt
Adapted applet © 1998 by Carlo Sansotta for IFMSA WebLab
 

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ott 20 2008

Somma di frazioni

Tag: Barcellona, Come fare per, Matematica, Siti, Software, Video, scuola Daniele @ 22:55

Come vi dicevamo, in questi giorni Daniele è piuttosto occupato nell’aggiornare il sito della Scuola Italiana di Barcellona.

Gli studenti infatti hanno iniziato a frequentare regolarmente il laboratorio informatico per cui è necessario offrire loro attività che siano coinvolgenti.

nlvm

Recentemente ho localizzato la National Library Virtual Manipulative.

Si tratta di una biblioteca virtuale gestita dall’Università Statale dello Utah che offre una vasta collezione di applet Java, vale a dire di oggetti manipolabili, dedicati in particolare agli studenti K12 (fino alla dodicesima classe, che corrisponde grosso modo al nostro ultimo anno di liceo).

Qui sotto un esempio di esercitazione dedicata alla somma di frazioni, tipico argomento di prima media.

Cliccando sull’immagine partirà un video, con tanto di audio, che illustra il funzionamento dell’applet.

Una volta tanto un sito americano offre anche la versione spagnola e francese!

frazioni

 

Fracciones - Adición - NLVM

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ott 17 2008

Vimeo, condivi i filmati in alta definizione e gratuitamente

Tag: Come fare per, Siti, Video Daniele @ 18:15

Il blog è rimasto silenzioso per qualche giorno, infatti siamo stati a Genova per festeggiare il matrimonio di Massimo, fratello di Daniele.

Inoltre c’è il nuovo sito della scuola media italiana di Barcellona da aggiornare :-)

Proprio mentre stavamo provando ad inserire un filmato, abbiamo verificato l’ottima qualità di Vimeo, un sito concorrente del più famoso YouTube.

Osservate voi stessi la differenza di definizione!

forumYoutube

forumVimeo 

I vantaggi di Vimeo non si limitano alla qualità delle immagini, l’operazione di upload (invio) dei filmati e la relativa conversione sono molto più veloci.

Come YouTube però ci sono delle limitazioni sulle dimensioni, infatti è possibile inviare gratuitamente solo 500 Mb alla settimana.

Questa dimensione è più che sufficiente per l’uso didattico, infatti un tutorial di 3 minuti arriva al massimo a 50Mb, se poi siamo capaci di comprimerlo con Divx allora le dimensioni scendono a 5 Mb!

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ott 02 2008

Registra quello che accade sul tuo schermo con Capture Fox

Tag: Come fare per, Software Daniele @ 19:28

Avevamo già segnalato un buon programma in grado di creare un filmato che riproduce tutto quello che compare sullo schermo del nostro pc, si trattava di Wink.

Oggi invece suggeriamo una semplicissima aggiunta (add on) del nostro browser preferito, Firefox.

Capture Fox si scarica in pochi istanti e aggiungerà un pulsante a forma di macchina fotografica in basso a destra della finestra di Firefox.

Cliccandolo compare questa immagine che offre tre semplici opzioni:

  • registrare tutto lo schermo o solo la finestra di Firefox
  • memorizzare anche un commento audio
  • decidere la qualità e quindi la dimensione del file video

 recordfirefox

 

Una volta terminata la registrazione, basta cliccare nuovamente sul pulsante per visualizzare le opzioni di salvataggio del file.

capture

Utilissimo per creare tutorial e lezioni online e consigliato per chi non vuole installare troppi programmi, ma semplicemente potenziare il proprio navigatore Firefox.

 

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