Le ricamatrici

Titolo originale: Brodeuses
Nazione: Francia
Data di Uscita: 27 Maggio 2005
Genere: Drammatico
Durata: 88′
Regia: Éléonore Faucher
Cast: Claire (Lola Naymark), Madame Mélikian (Ariane Ascaride), Luci (Marie Felix), M. Lescuyer (Jackie Berroyer), Guillaum (Thomas Laroppe)
Sceneggiatura: Eléonore Faucher e Gaëlle Macé
Fotografia: Pierre Cottereau
Suono: François Guillaume
Musica: Michael Galasso
Costumi: Pascaline Suty
Montaggio: Joële Van Effenterre
Produzione: Alain Benguigui (Sombrero Productions)
Co-produzione: Bertrand Van Effenterre (Mallia Films)
Distribuzione: BIM

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La diciassettenne Claire, triste lavoro di cassiera in un supermercato, non ama la realtà in cui le è toccato vivere. Così “ricama”, ovvero si racconta delle storie. S’inventa di avere un cancro e nasconde i suoi bellissimi capelli rossi sotto un turbante d’aspetto arcaico. Sceglie di restare muta. La ragazza è incinta, e questa volta non si tratta di una fantasia. Forse vorrebbe abortire, forse no. E’ totalmente smarrita quando il film le fa incontrare la signora Melikian (Ariane Ascaride, l’attrice-feticcio di Guédiguian), ricamatrice d’alto rango che lavora per le grandi case di moda e maschera dietro uno strato di pudore le ferite della propria vita.
Tra le due donne comincia a intessersi una relazione di complicità sottintese: una specie di specchio emotivo che le trasforma, gradualmente, in madre e figlia. Se, all’inizio, Le ricamatrici sembra battere la bandiera del naturalismo, l’arrivo di Claire dalla signora presso la quale vuole lavorare cambia il tono della rappresentazione.
Al debutto nel lungometraggio, Eléonore Faucher applica le regole di madame Melikian realizzando un film artigianale, preciso nei dettagli, disalienato come il lavoro delle due protagoniste. Fotografate da Pierre Cottereau, le immagini emanano un’impressione tattile; i colori assumono un’importanza fondamentale; le luci sono sempre giuste. Consapevole di poter lacerare il delicato tessuto del film, la cineasta non spinge mai troppo sulla regia e adotta un montaggio sommesso.
Da La Repubblica, 27 maggio 2005

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